| Recensione
estratta con autorizzazione dell’Editore da: V.Y.G.E.R. ATLANTIS di Mario Berlinguer Dire che il progetto e la realizzazione di questo giradischi sono ambiziosi è poco. Il progettista, il romano Viola, sulla scorta di una notevole esperienza in materia di trattamento e lavorazione dei metalli, ha deciso di costruire un giradischi interamente in metallo, completamente ad aria compressa, che fosse meglio realizzato, e soprattutto, meglio suonante di tutti i mostri sacri della lettura analogica. Una bella scommessa, non c’è che dire, una scommessa che, condotta sul filo di una testarda precisione, ha portato Viola a lavorare per anni su un progetto via via ottimizzato e perfezionato, sino a giungere, finalmente e dopo innumerevoli prototipi, alla realizzazione dello spettacolare giradischi che vedete apparire su queste pagine. E che il V.Y.G.E.R. Atlantis sia straordinario non ci sono dubbi, non servirebbe neanche sentirlo suonare per capirlo. E’ un concentrato di soluzioni speciali, alcune spiccatamente originali, altre meno fantasiose ma efficaci, ed è soprattutto costruito con un’attenzione maniacale, con una perfezione senza eguali, e con un elevatissimo grado di artigianalità. Il produttore si vanta infatti della costruzione completamente manuale del suo Atlantis, per il quale, sostiene, soltanto le vantate macchine a controllo numerico non sono abbastanza perfette. Per raggiungere la micrometrica precisione di cui i raffinati meccanismi abbisognano, infatti, sono richieste delle tolleranze più severe di quelle consentite alle pur evolute macchine a controllo numerico, ed è quindi il costruttore che, rigorosamente dal pieno, tornisce ogni pezzo, esegue le finissime forature dei fori per il passaggio dell’aria, e via dicendo. Non solo ma Viola ha condotto una altrettanto maniacale ricerca sui materiali, scartando quintali di materiali anche pregiati, costruendo prototipi, facendo esperimenti, e sempre decidendo sulla base delle prestazioni musicali e non del costo finale del prodotto (che è in effetti costoso, anche se meno di altri monumentali giradischi di produttori di alto lignaggio). Per verificare sul campo le prestazioni del suo giradischi e delle varie soluzioni ideate, Viola ha esitato a portarsi a spasso il suo pesantissimo Atlantis (un’ottantina di chili buoni) per metterlo alla prova negli impianti più difficili e sofisticati, e confrontarlo con i mostri sacri della riproduzione analogica. L’Atlantis è uno dei giradischi più belli e spettacolari che abbia mai visto. E tale “spettacolarità” è in diretta funzione con la qualità delle scelte costruttive, la razionalità, la precisione nella lavorazione e la solidità dei materiali impiegati. Il giradischi è poggiato su una base in doppia lastra di medite (quattro centimetri di spessore) verniciata e laccata, sulla quale è posto anche l’interruttore che mette in funzione la pompa. Il piatto è una struttura composita, che prevede una base portante in alluminio corodal e un anello di piombo, per un totale di circa 18 chili di peso (il piombo da solo pesa 9 chili); il suo sostentamento è, come accennato poc’anzi, ad aria compressa, e la straordinaria precisione nella lavorazione cnsente al pesantissimo piatto una rotazione praticamente infinita quando, togliendo la cinghia, si dà una leggerissima spinta. La distanza tra il piatto e il controtelaio è spaventosamente piccola e spaventosamente precisa: la si può apprezzare soltanto ponendo una fonte luminosa dalla parte opposta a quella a cui si osserva, e incollando l'occhio al piatto. Il perno è forse il componente a cui il costruttore è più affezionato e di cui è più orgoglioso. Ha un diametro di 40,0002 mm (sic!) e una lunghezza di 90,0002 mm (ri-sic!), in acciaio inox 420B con trattamenti di tempra in olio oltre mille gradi, rinvenimento a 150 gradi e stabilizzazione a –70 gradi. La durezza e di 58 HRC, e tutte le tolleranze sono, nuovamente, spaventose, tra il quarto e il quinto decimale dopo lo zero (in millimetri!). Anche il perno è ovviamente ad aria, ad alta pressione (2-3 atmosfere, massima di 6 atmosfere). Il controtelaio esteticamente contraddistinto dalle scanalature che potete osservare in fotografia, è anch’esso in alluminio corodal, pesa ben 42 chili per uno spessore di ben 10 centimetri. Il sistema di sospensione è affidato alle “torrette” che sono alloggiate nelle scanalature del controtelaio, che prevedono 36 O-ring sul piano verticale e 24 su quello orizzontale. Inoltre è presente un massiccio smorzatore centrale (sotto il piatto e l’alloggio del perno) a fluido viscoso siliconico. Come altre delle caratteristiche del giradischi, anche lo smorzamento è personalizzabile, cosa ragionevole e apprezzabile visto che si tratta di un giradischi di costo elevato. Nella nostra sala di ascolto per esempio, abbiamo un pavimento molto elastico, e si è rivelato utile poter sostituire il fluido dello smorzatore. Il motore è un sincrono a controllo inerziale (o a richiesta viene fornito con un generatore di precisione) dalla puleggia in bronzo. E’ alloggiato in un contenitore dentro il quale è isolato con supporti oscillanti ancorati con O-ring. Il braccio è il vero capolavoro di questo giradischi, o quantomeno l’elemento più spettacolare. E’ un braccio tangenziale ad aria compressa (il tubo è di precisione centesimale), che si compone di tre elementi, solidali con il controtelaio nella stessa maniera delle torrette di sospensione: la struttura per la regolazione del VTA, la “torre” contenente i ruotismi e le condotte dell’aria, e il corpo braccio con la canna forata da cui esce l’aria. La regolazione del VTA è con vite micrometrica, e la taratura è riportata su un bellissimo manometro comparatore centesimale. La canna e il portatestina sono in magnesio, come il manicotto del cuscino ad aria; come nel caso della sospensione centrale, anche la canna è modificabile a seconda delle esigenze del cliente e del tipo di testina impiegato. Il diametro degli ugelli da cui fuoriesce l’aria è di 0,2 mm, la superficie del cuscino d’aria è di 56,5 cmq. La pressione dell’aria è di 0,15 atmosfere, ed è volendo modificabile agendo su un apposito regolatore. E’ prevista, ovviamente, una levetta alzabraccio, nonché un sistema di smorzamento verticale/orizzontale ad olio. La pompa che rifornisce tutto il sistema è un componente appositamente realizzato per l’alta pressione; l’aria è trattata in tre stadi successivi, con separatore di olio e condensa (cosa molto importante, visto che l’aria, andando ad inserirsi in fessure micrometriche, deve essere di assoluta purezza) e filtro ai carboni attivi da 0,002 micron (!). E’ contenuta immersa nell’olio in una pesantissima scatola interamente in metallo. Per questa ragione è estremamente silenziosa (si avverte appena un lievissimo ronzio se si avvicina molto l’orecchio); la lunghezza dei tubi ne consente una collocazione anche abbastanza lontana dal giradischi e/o dal punto di ascolto, quindi non da alcun fastidio. Ultimo dettaglio, la pressione dell’aria sul piatto è “monitorabile” attravesro un manometro posto sulla base in medite del giradischi, accanto alla levetta di accensione. Insomma, come si vede da quanto descritto (e per ragioni di spazio non sono certo potuto entrare in dettaglio…), l’Atlantis è un giradischi dalla costruzione letteralmente straordinaria. Contrariamente a quanto mi aspettavo, poi, l’installazione è tutt’altro che complicata, a parte ovviamente la mole dell’apparecchio, che richiede la presenza di qualcuno di una certa prestanza fisica. Da noi è stato installato dallo stesso costruttore, che ha anche, come già accennato, effettuato alcune modifiche al sistema di sospensione e al braccio (per l’Highphonic che ho utilizzato, particolarmente cedevole, si è rivelata migliore una soluzione che, pur facendo perdere qualcosina in termini di dinamica, consentiva una maggiore musicalità). A mio parere il giradischi suonava già benissimo così come era arrivato, ma Viola sostiene che per un oggetto del genere, a tiratura limitata e di costo sostanzioso, è giusto compiere tutte le ottimizzazioni necessarie rispetto alla collocazione nell’impianto del cliente. Ogni giradischi viene quindi in un certo senso “customizzato”, operando modifiche che in giradischi di minor qualità sarebbero quasi inavvertibili all’ascolto, ma che nel caso dell’Atlantis manifestano un’importanza non secondaria, per via dell’incredibile trasparenza in questa unità di lettura. Una volta tanto devo essere categorico. L’Atlantis è il giradischi più impressionante che ho avuto modo di ascoltare. La dinamica che è capace di estrarre dal vinile è letteralmente spaventosa, così come l’escursione in frequenza; il basso è di straripante potenza, tremendamente più massiccio, meglio controllato e scolpito che con qualunque sistema digitale. Impressionante anche la precisione nella lettura dei solchi, la ricchezza di sfumature, la sensazione di presenza conferita a ogni nuance dell’interpretazione e ad ogni recondito dettaglio della partitura. Con la cameristica (Beethoven, Quartetti Op. 130 e 133, Vermeer Quartett, TelDec) la finezza di tessitura degli archi è straordinaria, come la saldezza e fisicità degli strumenti i cui tratti sono perfettamente delineati, pur non essendo privi della necessaria morbidezza. La lettura della partitura è attentissima, ma anche estremamente musicale. Particolarmente notevole la corposità del violoncello, la finezza dei violini e l’estrema chiarezza della viola. Anche le voci (Gesualdo, Quinto Libro dei Madrigali, Consort of Musicke, L’oiseau Lyre) godono di una lettura finissima, ma i tratti sono i più solidi e meglio scolpiti che che si possano immaginare. L’intelligibilità del testo è perfetta, come esemplare e la gestione della polifonia, mai un momento confusa o annebbiata. La scena è amplissima, molto distesa sul piano, incredibilmente stabile e sviluppata in profondità. Tra tutti i giradischi che ho sentito, questo è sicuramente quello che meglio gestisce le impennate dei soprani nei superacuti, sempre di tremenda pulizia e sicurezza. L’equilibrio tra i registri è esemplare e la sensazione di trasparenza è totale: nulla, letteralmente nulla si interpone tra l’ascoltatore e gli esecutori. Passando all’ascolto di un Concerto per Violino di Mozart (KV 291, solista e direttore Tibor Varga, Philarmonia) ammiro l’estrema fermezza del solista, il cui strumento si muove sino alle regioni più estreme con superlativa estensione e con un conseguente enorme senso di libertà. E’ come se il registro acuto non avesse limiti. L’orchestra, dal canto suo, è dipanata con grande raffinatezza. La ricchezza timbrica è apparentemente illimitata e la natura dei vari strumenti è immediatamente riconoscibile. Stupende le regioni inferiori per potenza, controllo, senso di concretezza materica. Non ricordo di aver mai sentito in un apparecchio digitale un basso insieme così potente, solido, pulito e musicale. Incredibile la finezza dei piccoli contrasti dinamici, e letteralmente stupefacente la forza dei grandi contrasti o dei momenti di particolare impeto. La testina traccia con disinvoltura assoluta e si muove sui solchi più accidentati come se scivolasse sul ghiaccio. Ne deriva una sensazione di forza, di potenza e sicurezza che non credo di aver mai sentito, sinora, in un giradischi analogico. Anche suonando fortissimo, né la timbrica né l’immagine sembrano perdere alcunché in termini di raffinatezza e precisione. Del resto, una tale capacità dinamica viene confermata anche dall’ascolto di una più poderosa orchestra romantica (Brahms, Sinfonia n.1, London Symphony, Chesky), i cui ottoni sono gestiti magistralmente come pure i timpani, di estrema fisicità. La collocazione scenica e il senso prospettico, infine, sono semplicemente perfetti. La grande capacità dinamica dell’Atlantis si manifesta anche con la musica jazz (Chet Baker, At Capolinea, un magnifico Red Records da 180 grammi), e particolarmente nella batteria, realmente presente nella sala d’ascolto, perfetta per velocità, spessore dei colpi sulle pelli, calore dei piatti. Anche il contrabbasso è solidissimo e profondo, mai gonfio né “magro”, eppure nonostante l’evidente sensazione di forza, mai assolutamente invadente nei confronti delle regioni superiori (anzi, si ammira come la gamma bassa, pur così profonda e potente, non tolga mai spazio alle regioni superiori, che godono di estrema ariosità e intelligibilità). Il flauto solo è precisissimo ed esteso, dolce nonostante l’estrema rifinitura, soffiato il giusto. La tromba di Chet è bellissima, calda senza mai apparire opaca o scurita, piena di mille sfumature, e contraddistinta da una sensazione di costante, inequivocabile presenza. L’insieme è quanto più realistico mi sia capitato di ascoltare. E’ ovvio che con la musica pop (Battisti, Don Giovanni, Numero Uno) l’impressione di potenza e dinamica sia nuovamente spaventosa. Se avrete modo di ascoltare questo giradischi, resterete sbalorditi dalla quantità, dalla profondità e dalla qualità(si, soprattutto dalla qualità, il sottoscritto non è uno che si lascia facilmente ammaliare dalla mole) del basso, anche in incisioni che prima consideravate un po’ “leggere”. E’ peraltro un basso pulito e velocissimo, al quale non viene aggiunto nulla rispetto a quanto inciso nei solchi, ma che viene rivelato all’ascolto in maniera assai più netta di quanto non facciano altri giradischi; e anche con dischi non “perfetti” (Don Giovanni non lo è) scoprirete la sensazione di “verità” offerta dalla batteria, concretamente, fisicamente ricostruita in sala d’ascolto. Tale potenza si accompagna poi con un’eleganza strepitosa, che si rivela nella qualità dell’immagine e nella capacità di risolvere e gestire i diversi piani sonori nel modo più appropriato, anche con dischi che in altri ascolti si rivelavano piatti e monocordi. Insomma, l’Atlantis, che rivela un’impostazione di estrema correttezza, e non solo con i dischi speciali, ma anche con quelli che prima sembravano confusi e impastati, è un giradischi straordinario, una macchina di lettura per i dischi in vinile che apre nuove prospettive proprio quando, rispetto al discone nero, sembrava fosse stato già detto tutto. Ascoltarlo è un’esperienza che vi auguro di poter fare, cambierà i vostri parametri di ascolto. |